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scuola

Con questo articolo vorrei dare qualche consiglio sugli aspetti da prendere in considerazione nella scelta di una scuola di musica secondo la mia modesta esperienza. Ci sono molti ragazzi appassionati di musica che ad un certo punto decidono di iniziare a suonare/cantare oppure molti genitori che portano i propri figli a prendere lezioni, ma se non si ha nessuna competenza musicale come si può capire se una scuola è più o meno seria?

E’ inutile dire che la scelta di una struttura piuttosto che un’altra è fondamentale, una volta fatta questa scelta ci sarà poi da considerare il singolo insegnante che ci verrà assegnato. Entrambi i fattori sono importanti e spiegherò di seguito il perché.

Iniziamo con la scuola: il primo fattore da considerare è la proposta didattica. Le scuole più serie hanno un vero e proprio programma didattico, il che vuol dire che prima dell’iscrizione ci verrà illustrato il nostro programma di studi comprendente l’elenco di libri che si utilizzeranno per lo studio e l’indicazione delle competenze da acquisire. Molte volte per dare una panoramica temporale più lunga il programma viene strutturato in più anni, in questo modo si riesce a capire come si intendono sviluppare i vari argomenti. Se una scuola non fornisce neanche un piano annuale vuol dire che lascia completa carta bianca all’insegnante, non è necessariamente un fattore negativo per l’apprendimento ma di certo fra una scuola che mette nero su bianco gli obiettivi di un corso ed una che non lo fa è preferibile scegliere la prima, anche perché significa che traccia delle linee guida per tutti gli insegnanti assumendosene la responsabilità (la scuola potrebbe anche fornire un programma poco sensato ma in questo caso diventa impossibile entrare nel merito senza avere le necessarie competenze musicali). Tanto per fare un esempio di programma didattico:

corso di strumento base, 3 anni
1° anno – solfeggio ritmico – Solfeggio ritmico n°1 Dante Agostini – tecnica rullante – Stick-control G. L. Stone ecc…
2° anno – ….
3° anno – ….

Il secondo fattore è l’ambiente scolastico stesso. In questo caso parliamo sia della struttura quindi sale prove e spazi adeguati, strumenti musicali e attrezzature di qualità, sia dell’aria che si respira quindi il fatto che ci sia la possibilità di confrontarsi con ragazzi più bravi, di trovare amici, compagni di studio, e anche musicisti con cui iniziare delle collaborazioni. Tante scuole hanno delle sale prove interne e qualcuna anche uno studio di registrazione. E’ chiaro che più gli spazi sono vari e ben attrezzati e meglio è. Più un ambiente è bello più sarà scelto da musicisti in gamba e questo contribuirà a rendere l’ambiente ricco e “stimolante”. Inoltre le scuole migliori organizzano seminari con professionisti ed eventi musicali didattici.

Il terzo fattore, un po’ controverso, è costituito dalle esibizioni. Molto spesso le scuole poco serie puntano tutto sull’esibizione di fine anno facendola di fatto diventare lo scopo stesso del percorso di studi annuale. E’ importante sottolineare che mettere gli allievi di fronte ad un pubblico è importante ma non è l’obiettivo primario: se l’allievo è stato preparato dall’insegnante durante l’anno l’esibizione finale sarà solo mostrare al pubblico quello che sa fare.

A questi tre fattori aggiungerei solo una nota: quanto più una scuola sembra “brillare” tanto più cercate di informarvi, perché non è tutto oro quel che luccica. Molte scuole investono un sacco sulla propria immagine ma alla fine non offrono contenuti di qualità. Più che farsi imbambolare dall’esibizione degli insegnanti professionisti della scuola sarebbe meglio guardare il livello dei suoi allievi!

Passiamo invece agli insegnanti: come cercare di capire se un insegnante è valido o meno? Diciamo che dall’esterno non è molto semplice ma qualcosa a cui fare caso si può trovare.

Per prima cosa ci si può informare sulla sua formazione: ad esempio gli insegnanti diplomati in conservatorio solitamente sono più preparati. E’ vero che ci sono musicisti autodidatti fenomenali, ma è più probabile che abbiano meno competenze teoriche. E’ vero anche che il fatto di essere un musicista eccellente e preparato non significa essere un buon insegnante, ma sempre in linea teorica è meglio preferirlo ad un autodidatta.

Seconda cosa da tenere in considerazione è il grado di autonomia e coscienza che conferisce all’allievo. Un passo alla volta è importante che l’insegnante cerchi di preparare lo studente ad affrontare studi e spartiti da solo e che lo faccia ragionare sul perché dell’importanza degli argomenti che si affrontano. Ad esempio non serve a niente eseguire uno studio perfettamente se non viene spiegato che quello studio servirà per lo sviluppo di una certa tecnica (perché è fondamentale tenerlo bene in mente ogni volta che si studia).

L’ultima cosa può essere la disponibilità dell’insegnante. Di certo, soprattutto all’inizio, non si può passare la lezione a chiedere il perché si affronti un argomento piuttosto che un altro oppure essere troppo “insistenti” con certe richieste ma quando le competenze maturano le lezioni dovrebbero consentire all’allievo anche alcuni confronti con l’insegnante. E’ ovvio che più l’insegnante è disponibile nelle spiegazioni, a chiarirci dubbi in merito agli studi o magari a darci delle proprie opinioni personali meglio sarà per noi (sempre senza uscire dal seminato).

Secondo la mia modesta esperienza questi sono i fattori importanti che consiglierei di tenere in considerazione durante la scelta, inoltre è sempre importante ricordare lo scopo per cui iniziare a suonare e l’età in cui lo si fa: probabilmente un bambino in tenera età non potrà confrontarsi con l’insegnante e il programma didattico per lui non sarà troppo “rigido”, ma altri fattori come un ambiente sereno e un insegnante a cui piaccia insegnare ai bambini saranno comunque fondamentali quindi diciamo che i fattori che ho indicato devono essere un po’ adattati ai casi concreti ma penso che siano comunque dei buoni spunti per guardare nella direzione giusta.

Come al solito se chiunque avesse qualcosa da aggiungere o anche contestare lasci un commento!

band

Nel tempo sono stati condotti diversi studi che dimostrano scientificamente come suonare uno strumento faccia bene, anche a livello amatoriale, ed abbia una serie di conseguenze positive che si riflettono nei diversi ambiti della vita.

Il più noto beneficio è legato alla memoria: chi suona è abituato ad immagazzinare una mole di informazioni molto ampia, ad esempio bisogna conoscere la teoria musicale necessaria allo studio dello strumento (solfeggio, tecnica…) e ricordare le varie canzoni del nostro repertorio (struttura: intro, strofa, ritornello… pause, attacchi…).

Lo studio di uno strumento ci porta ad avere un obiettivo personale da conseguire, ci obbliga ad avere una certa costanza, ci obbliga ad impegnarci e soprattutto a perseverare nonostante le varie difficoltà. Inoltre fa aumentare la capacità di concentrazione e l’abilità organizzativa. Chi suona sarà d’accordo sul fatto che sia meglio dedicarci poco tempo tutti i giorni piuttosto che una giornata intera al mese, ma per fare ciò è inevitabile riuscire ad organizzarsi, con gli innumerevoli impegni che abbiamo non è sempre facile.

Altra cosa fondamentale è riuscire a capire quanto sia importante riuscire ad utilizzare al meglio il tempo che si ha a disposizione, se ci si riesce a concentrare un’ora di tempo può fruttare più di una giornata intera spesa con vari pensieri per la testa. Soprattutto se non abbiamo molto tempo da dedicare alla musica a mano a mano che proseguiamo nello studio ci renderemo conto che i nostri risultati saranno legati alla nostra condizione psicofisica, ci saranno giorni in cui tutto ci verrà semplice e altri in cui non riusciremo a combinare niente.

Se vogliamo ottenere dei risultati apprezzabili saremo obbligati ad entrare più in contatto con la nostra sfera emozionale, diventeremo più sensibili e coscienti di quello che ci succede. La cosa bella di questo processo è che inizierà senza che noi ce ne accorgeremo! Solo ad un certo punto inizieremo a collegare i vari eventi con i nostri risultati musicali, inizieremo a capire quando sarà inutile metterci sullo strumento perché siamo troppo distratti da altro oppure, con l’esperienza, riusciremo ad acquisire la necessaria conoscenza di noi stessi e svilupperemo un meccanismo che ci consente di staccare la spina da tutto. In questo modo saremo in grado di accedere ad una dimensione tutta nostra e suoneremo al meglio.

É affascinante notare come questi processi siano davvero personali e quindi diversissimi da persona a persona.

Se volessimo spendere anche due parole sulle conseguenze sociali potremmo dire che insegna a lavorare insieme, a fare squadra. Suonare in un gruppo significa condividere gioie e “dolori” con altre persone, quando si arriva al punto in cui tutti eseguono correttamente le proprie parti si inizia a lavorare sull’espressione, sul cercare di trasmettere qualcosa a chi sta sotto al palco e se non c’è feeling fra i componenti del gruppo si nota subito.

Che dire delle serate passate a provare in sala prove? Tempo speso condividendo un piacere comune. Dopo le prove poi non si esce a mangiare una pizza o a bere qualcosa tutti insieme? Per non parlare di quante persone si possano conoscere quando si fa musica live! Inoltre sembra che suonare sia una cosa affascinante agli occhi degli altri (il che ci fa guadagnare punti con l’altro sesso!)

Insomma la lista di benefici che porta il “fare musica” è infinita. Se posso permettermi consiglierei a tutti di provare, senza distinzioni d’età. Anche solo per il fatto che i bambini riescono a sviluppare capacità superiori agli altri mentre ragazzi/adulti riescono a fare un’attività sana e piacevole insieme che costringe a ritagliarsi qualche ora per sé.

L’arte è cultura ed espressione di noi stessi.
Non è importante quale strumento si sceglie, l’importante è buttarsi, provare per credere!