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MILANO E’ A 30 SECONDI DA MARTE

Pubblicato: novembre 5, 2013 da Andrea Baldeschi in Note Bionde
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Jared Leto
foto scattata da Giulia Berlingò direttamente dal Parterre

Sabato 2 Novembre è proprio il Mediolanum Forum di Assago ad aver ospitato il concerto dei 30 Seconds To Mars. La nostra penisola piace molto ai fratelli Leto e a Tomo, dato che non molti mesi fa si erano esibiti nelle città di Padova e Lucca. Ma nonostante le innumerevoli date italiane il live, della durata complessiva di circa due ore, è stato subito sold out. L’evento ha visto protagonisti gli You Me At Six di cui già abbiamo parlato la settimana scorsa, che sono stati assolutamente all’altezza della situazione scaldando la folla come band di apertura. Concerto pieno di teatralità per i 3 ragazzi che non hanno rinunciato all’esibizione di artisti circensi e hanno intrattenuto il pubblico con la proiezione del nuovo singolo, City Of Angels, un cortometraggio diretto da Bart Cubbins e lo stesso Jared Leto. La ricca scaletta dedicata al nuovo album, Love Lust Faith + Dreams, ha visto però protagonisti anche pezzi da This is War e brani storici come The Kill e From Yesterday.

Arriviamo ora ai giudizi.

Voto agli Ymas: 9. Non c’è niente da aggiungere. Sono stati convolgenti ed energici a detta di tutti, sia dei fan che di chi li ascoltava per la prima volta.

Voto al pubblico: 10. Le Echelon, così si fanno chiamare i fan della band, pur essendo a volte fin troppo affiatate, hanno scaldato i cuori dei 30 Seconds To Mars cantando a squarciagola ogni singola nota, anche addirittura in alcuni momenti di silenzio. Siamo sempre descritti come la folla più calorosa del tour, e c’è da andarne davvero fieri.

Voto alla band: 8. Impeccabili Tomo e Shannon, anche se il pubblico avrebbe preferito maggior interazione, mentre la scena era sempre di Jared, con le sue poco consone treccine. A livello musicale molto apprezzati sono stati i brani in acustico. Qualcosa da ridire lo si ha sotto il punto di vista vocale: è bellissimo che il pubblico canti e interagisca tanto, ma forse Leto ha lasciato troppe volte il microfono alla folla.

Voto al Live: 7. Qui bisogna unire pareri diametralmente opposti. A livello coreografico infatti la proiezione del video e le esibizioni circensi hanno sì spettacolarizzato il tutto, ma forse risultavano un po’ come “tappabuchi”, spezzando di continuo la musica che, invece, avrebbe dovuto farla da padrona.

Visto che ai Mars l’italia piace molto e Jared stesso non ce ne ha fatto mistero anche grazie al lungo discorso proclamato nella nostra lingua, non ci resta che aspettare la nostra penisola si avvicini di nuovo a 30 secondi da Marte.

Isabella Castelli

Italia

Con il pareggio al San Paolo contro l’Armenia per 2-2 si chiude il cammino di qualificazione ai Mondiali di Brasile 2014  da parte della nazionale Italiana. La Nazionale di Prandelli esce imbattuta da questa fase di qualificazione, esattamente come era successo per le ultime qualificazioni Europee. Ma c’è poco da festeggiare alla luce del fatto che questo risultato non permette agli azzurri di accedere ai prossimi Mondiali come testa di serie.

La serata era iniziata fin da subito con il piede sbagliato per l’Italia, quando un errore al quinto minuto di Aquilani in disimpegno, aveva mandato in porta Movsisyan per il vantaggio Armeno.   La reazione Azzurra arriva al 25’, quando un’ispiratissimo Lorenzo Insigne aveva servito in maniera impeccabile in mezzo all’area avversaria l’accorrente Florenzi per il gol del pari momentaneo, 1-1. Dopo il pareggio l’Italia inizia a giocare un ottimo calcio e confeziona alcune ottime occasioni con Insigne, idolo di casa. Nel secondo tempo però la nazionale torna ad essere quella dei primi 20 minuti, spenta, svogliata e poco propensa al pressing, e difatti subisce la seconda rete dell’Armenia con Mkhitaryan, è 1-2. Ancora una volta è il gol subito a dare la scossa alla squadra, che dopo soli sei minuti riacciuffa il pareggio grazie ad un gol del subentrato Balotelli, imbeccato da un fantastico assist di Pirlo. È proprio il giocatore rossonero, al centro di mille polemiche per un tweet polemico di qualche giorno fa, a regalare le maggiori emozioni nel finale.
Sua la punizione dalla lunghissima distanza che impensierisce l’estremo difensore Armeno, e sua anche nei minuti di recupero un’irresistibile discesa in solitaria contro quattro avversari con la successiva conclusione che va a sfiorare il palo lontano e a infrangere le speranze Azzurre di entrare nel G8 delle testa di serie. Finisce così 2-2.

Per la prima volta nella sua storia l’Italia non partirà dalla prima fascia nel sorteggio dei gironi della coppa del mondo che si terranno il prossimo 6 dicembre. Primo ostacolo dunque per il commissario tecnico Cesare Prandelli, che si avvia alla sua ultima avventura sulla panchina azzurra con tanti problemi da risolvere, ma anche con tante note positive e punti fermi quali sono ormai Balotelli, Florenzi, Pirlo e l’astro nascente Insigne.

Lorenzo Castiglia

Giorgio Chiellini esulta dopo aver siglato il gol del pareggio. (Foto LaPresse)

Un’Italia camaleontica (ben tre moduli cambiati nel corso della partita) supera in rimonta per 2-1 la Repubblica Ceca allo Juventus Stadium di Torino e si qualifica per la rassegna iridata del 2014 con due turni di anticipo, un record nella storia della nostra Nazionale.

Cesare Prandelli schiera la sua squadra con un 3-4-2-1: a proteggere la porta di Buffon Bonucci, De Rossi e Chiellini; a centrocampo gli esterni sono Maggio a destra e Pasqual a sinistra, con Pirlo e Montolivo al centro; il duo GiaccheriniCandreva a supporto di Mario Balotelli. L’Italia parte bene, ma alla prima occasione i cechi sfondano in contropiede: al 19′ Jiracek, imbeccato sulla sinistra da Rosicky, crossa in mezzo per la scivolata vincente di Libor Kozak; l’ex Lazio (ora all’Aston Villa) non sbaglia. Il nostro ct passa subito alla difesa a quattro, con gli esterni che si abbassano e De Rossi che ritorna nel suo ruolo natio di centrocampista, e la reazione dei nostri è veemente, ma non produce risultati: Balotelli al 23′ prende la traversa da pochi passi, un minuto dopo l’attaccante del Milan spara incredibilmente alto dopo una respinta difettosa di Cech sul tiro di Candreva dal limite; infine ancora Balotelli, imbeccato da Pirlo, prova l’incornata violenta, ma il portiere del Chelsea si oppone. Sul finire del primo tempo l’Italia rischia di capitolare, sempre in contropiede, ma questa volta il destro di Kozak termina alto di un soffio.
Nella ripresa esce uno spento Giaccherini per far posto a Pablo Daniel Osvaldo: l’ex Roma si colloca a fianco di Balotelli in quello che diventa un 4-3-1-2. I prodromi del pareggio arrivano dopo 40 secondi, con un destro da fuori di Balotelli che Cech manda in angolo. Al 52′ si concretizza il meritato pareggio azzurro: corner di Candreva, uscita a vuoto di Cech e Chiellini infila di testa.  Due minuti più tardi Balotelli, innescato da Montolivo, viene steso da Gebre Selassie: per l’arbitro svedese Eriksson è calcio di rigore. Super Mario si dimostra come sempre infallibile dal dischetto, spiazzando Cech per il 2-1. A questo punto gli azzurri, un po’ perché stanchi per la rimonta, un po’ per una condizione fisica ancora approssimativa, tirano i remi in barca, lasciando l’iniziativa agli ospiti; ma a parte un tiro di Jiracek i cechi non creano seri problemi a Buffon. Nel finale da segnalare una brutta gomitata (anche se involontaria) di Kozak a Pasqual, con il capitano della Fiorentina costretto ad uscire lasciando spazio ad Ogbonna, e l’espulsione di Kolar per doppia ammonizione, causata dall’ennesimo spunto di Mario Balotelli.

L’Italia è parsa una squadra migliore rispetto a quella vista con la Bulgaria, probabilmente anche grazie al ritorno degli squalificati Montolivo e Balotelli, tuttavia ha dimostrato per l’ennesima volta di non digerire quella difesa a 3 che con gli stessi interpreti ha fatto le fortune della Juve di Conte, e di avere ancora alcuni black-out che potrebbero risultare fatali contro le grandi squadre.

Danilo Motta

Sebastian Vettel, vincitore del Gran Premio d’Italia. (Foto Autoblog.it)

Il binomio VettelRed Bull dimostra ancora una volta il proprio strapotere sbaragliando la concorrenza. Il pilota tedesco,  tre volte campione del mondo, vince per la terza volta in carriera il Gran Premio d’Italia davanti a Fernando Alonso, autore di una gara all’attacco per rimediare ad una qualifica al di sotto delle attese vista la quinta posizione in griglia. Il ferrarista taglia il traguardo di Monza 5 secondi dopo Vettel che ha amministrato tranquillamente il vantaggio negli ultimi giri. Sul gradino più basso del podio sale l’altra Red Bull dell’’australiano Mark Webber, che precede un ottimo Felipe Massa, quarto e al miglior risultato in stagione. Alle spalle del brasiliano un eccezionale Nico Hulkenberg su una Sauber che non è certamente paragonabile alle altre top scuderie e che tiene dietro la Mercedes di Nico Rosberg. Gli altri Big deludono le attese: Hamilton è 9°, Raikkonen addirittura 11° e quindi fuori dalla zona punti. Peccato per i fischi dei “tifosi” del Cavallino rampante all’indirizzo di Vettel durante la premiazione del podio. Si aspettavano e speravano in una vittoria della Rossa ma ciò non giustifica il loro comportamento.

In classifica generale , Sebastian Vettel può contare su 53 punti di vantaggio su Alonso e 81 su Hamilton a sole sette gare dal termine della stagione . Un distacco quasi incolmabile ma, considerando le qualità del pilota, il quale dimostra una facilità di guida che non si vedeva dai tempi di Schumacher, e soprattutto la superiorità tecnica della Red Bull, il “quasi ” sembra superfluo.

Il prossimo appuntamento tra quindici giorni a Singapore, dove nelle ultime due occasioni ha vinto -tanto per cambiare- Vettel. Noi saremo qui a raccontarvelo sperando ci sia una scintilla, un colpo di scena che possa riaprire questo campionato che sembra avere già impresso il nome del suo padrone .

Matteo Pifferi