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Ancelotti

 

 

La panchina del Real Madrid è il sogno di ogni allenatore: stiamo parlando del club più famoso nel mondo, che ha vinto il maggior numero di Champions League/Coppe dei Campioni, che ha ogni anno un budget pressoché illimitato per il mercato. Tutto questo però ha una conseguenza, o meglio, una condanna: la condanna a vincere. Già perché dopo aver speso 100 milioni di euro ogni estate, una stagione senza titoli non è ammissibile.

Come se non bastasse, ogni allenatore del Real dal 2002 in poi ha un altra spada di Damocle: la décima. Da 12 anni infatti ogni tifoso del Real, dal presidente al bambino, aspetta la decima Champions League, che consacrerebbe ancor di più le merengues come il Club migliore di tutti i tempi. Molti allenatori hanno fallito, pur potendo contare sempre su rose attrezzate per vincere il trofeo: dopo Del Bosque nessuno è più riuscito a portare nella Madrid che conta la coppa dalle grandi orecchie, neanche specialisti della Champions come Fabio Capello o Josè Mourinho. Proprio il portoghese, che ha chiuso l’ultima annata alla Casablanca senza titoli all’attivo, è stato spesso contestato da giocatori e tifosi per aver posto se stesso davanti al Madrid, per essersi ritenuto superiore a un “simbolo mitologico” come questo club. Mourinho è stato sostituito dal sogno proibito di Florentino Perez, che lo voleva a Madrid già nel 2009: Carlo Ancelotti.

Carletto si presenta a Madrid con un palmarés invidiabile: con il Milan ha vinto tutto, fra  cui 2 Champions League, al Chelsea e al PSG ha conquistato il titolo nazionale. Ancelotti ha due missioni: la prima è vincere, la seconda è convincere. Già, perché il pubblico dal palato fine del Bernabeu non poteva più sopportare il Real catenacciaro di stampo mourinhano, voleva tornare a divertirsi. Le aspettative sono tante, e diventano ancora maggiori quando il Real sborsa 100 milioni di euro -sì, avete capito bene- per strappare al Tottenham Gareth Bale, ala gallese appena nominato miglior giocatore della Premier League. Oltre a Bale vengono acquistati anche il trequartista Isco dal Malaga, il mediano Ilarramendi dai baschi della Real Sociedad, il terzino Carjaval -canterano del Real- dal Bayern Leverkusen. A questo punto c’è abbondanza in attacco, e quindi arriva il momento delle cessioni: Callejon e Higuain vanno a Napoli, e nell’ultimo giorno di mercato, Ancelotti deve scegliere chi confermare tra Mesut Ozil e Angel Di Maria. Tifosi e dirigenza spingono per la cessione dell’ala argentina, ma Carletto non ritiene invece che Ozil rientri nei suoi schemi, e quindi il trequartista tedesco fa le valige migrando all’Arsenal per 45 milioni di euro. Il progetto tattico di Ancelotti prevedeva un 4-2-3-1 sulla falsa riga di quello di Mourinho, con Benzema unica punta supportato da Cristiano Ronaldo, Isco, e uno fra Bale e Di Maria.

L’inizio del Real in campionato non è tuttavia esaltante, e dopo 10 giornate il Real ha perso il derby al Bernabeu con l’Atletico, e il clasico al Camp Nou con il Barca, trovandosi a 6 lunghezze dai catalani primi in classifica. Ancelotti viene già dato messo sulla graticola, accusato di non avere dato un gioco alla squadra e di non avere valorizzato Bale, l’uomo da 100 milioni. Ma proprio dopo il clasico inizia la stagione del Madrid: Ancelotti ha a disposizione per la prima volta Xabi Alonso, tornato da un infortunio, e sapientemente riconosce di aver sbagliato ,cambiando modulo: 4-3-3, con Modric, Alonso e Di Maria a centrocampo, reinventando l’argentino mezzala, e in avanti Benzema affiancato da Bale e CR7. Il real inizia una striscia che lo porta a 30 risultati utili consecutivi fra tutte le competizioni, mostrando un bel gioco che a Madrid mancava da 4 anni: arriva in finale di Copa del Rey superando l’Atletico in semifinale con un risultato aggregato di 5-0; supera il girone di Champions con 16 punti ed elimina lo Schalke 04 agli ottavi segnando 11 gol in due partite, e si presenta al Clasico di ritorno, al Bernabeu, con 4 punti di vantaggio sul Barcellona e 3 sull’Atletico. Una vittoria avrebbe chiuso la Liga, invece il Real, avanti 3-2 al 60′, perde 3-4 grazie a due rigori di Leo Messi, e 3 giorni dopo perde ancora a Siviglia, scivolando a -3 dall’Atletico capolista e a -1 dal Barcellona.

Tornano le critiche, e cosa più importante, torna la Champions: il Real affronta i vicecampioni d’Europa del Borussia Dortmund. L’andata si conclude con un facile 3-0 al Bernabeu, ma il ritorno, dopo un rigore fallito da Di Maria, rischia di essere una tragedia: il 2-0 in favore del Dortmund qualifica le merengues, non senza affanni. Si arriva così al 16 Aprile, a giocarsi il primo trofeo stagionale: la finale di Copa del Rey a Valencia, senza Cristiano Ronaldo, infortunato. Ancelotti stupisce tutti: 4-4-2 con un centrocampo senza interditori (Modric e Alonso) e sulle fasce Isco e Di Maria, con Bale adattato a giocare da seconda al fianco di Benzema. Il real segna subito grazie a El Fideo Di Maria, gioca molto accorto con un grande sacrificio in fase di copertura da parte dei due esterni di centrocampo, non proprio due giocatori portati a difendere, ma sbaglia troppe volte contropiedi facili per uccidere il match. E così nel secondo tempo subisce il pareggio del Barcellona, e i fantasmi dei due Clasicos persi in stagioni iniziano a vedersi, fino al minuto 84′. Qui inizia lo show di Bale, che riceve palla a centrocampo da Isco, butta in avanti il pallone e viene spinto fuori dal campo da Bartra, ma non cade, anzi rientra recuperando metro su metro al giocatore del Barcellona, si riprende la palla, entra in area e fredda Pinto.

È il gol che vale 100 milioni, che vale sopratutto il primo trofeo stagionale per il Real Madrid sotto la gestione Ancelotti, portato in trionfo dalla squadra. È il giusto premio per un allenatore che a volte viene preso per fesso perché è sempre composto, perché non fa scenate, ma che di calcio ne capisce, eccome se ne capisce. Ha saputo ridare gioco a una squadra che lo aveva perso, ha fatto le scelte giuste sul mercato (Di Maria è stato il migliore in campo nella finale, mentre Ozil dopo 2 mesi buoni si è perso fra infortuni e prestazioni opache a Londra) e nello spogliatoio (l’alternanza Casillas-Champions e Lopez-Liga per ora ha dato i suoi frutti, con splendide prestazioni da parte di entrambi), ha saputo cambiare modulo in funzione dell’avversario, rivisitando il suo credo tattico. Ora il Madrid è a -6 dall’Atletico (ma ha una partita in meno) nella Liga, ma sopratutto ha una semifinale di Champions contro un’altra corazzata, il Bayern Monaco di Pep Guardiola. Il triplete sembra impossibile, ma se dovesse arrivare un’accoppiata Champions-Copa del Rey (come Carletto fece al Milan nel 2002/03), siamo sicuri che ai tifosi madridisti importerebbe poco per la Liga.

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Pubblicato: gennaio 5, 2014 da Andrea Baldeschi in Cinexperience
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American Hustle
“Chi è l’artista, il pittore o il falsario?”

Quando sullo stesso schermo vengono presentati attori del calibro di Christian Bale, Bradley Cooper, Amy Adams. Jeremy Rennes e Jennifer Lawrence, il risultato non può essere banale. American Hustle, per lo meno, non lo è. E lo capiamo fin dalle prime battute, da quello spray per i capelli sparato a mille per tenere a bada un riporto quanto meno “elaborato”. Un noir ben riuscito, si potrebbe azzardare. Un thriller psicologico che trae la maggior forza dall’impatto dei dialoghi, anch’essi mai lasciati al caso. La vicenda, d’altro canto, è di quelle classiche: un truffatore e la sua bellissima amante, scoperti dall’agente federale Richie DiMaso, sono costretti a lavorare a fianco delle istituzioni per incastrare una serie di politici e mafiosi. Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte. Eppure, mescolando la vena artistica di David O. Russell con il pizzico di genialità offerto da una troupe a cinque stelle, i 138 minuti appaiono nel complesso godibili. Certo, se vi aspettate sequenze in stile Jason Statham o sparatorie degne del miglior Far West, cambiate sala, perchè siamo sul binario opposto. L’azione viene quasi del tutto annichilita, sostituita dalla crudele realtà degli States fine anni ‘7o. Apologia nei confronti del nuovo continente? Assolutamente no, anzi. E tuttavia, come non approfittare del politico di turno, contraddistinto da quel accento siciliano che noi tutti conosciamo. Della serie: la mafia è roba vostra, tenetevela.

Voto: 7/10