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Champions-League

AAA Cercasi calcio-spettacolo.
E’ così che in poche parole riassumiamo le due partite di andata delle semifinali di Champions League.
Fino a qualche anno fa, e anche nella scorsa stagione, le sfide della parte finale della vecchia Coppa Campioni erano partite ad alto tasso di spettacolarità, dove le migliori squadre del vecchio continente si davano battaglia per avanzare nel torneo sino a sollevare la coppa dalle grandi orecchie. In questa edizione della Champions League, davvero poche partite ci hanno esaltato e ci hanno fatto strabuzzare gli occhi come in passato. Non andiamo tanto lontano quando parliamo della semifinale della scorsa stagione, tra Real Madrid e Borussia Dortmund, due compagini che hanno dato vita a una sfida esaltante e ricca di occasioni, tornando a ritroso possiamo andare alla semifinale tra Real Madrid e Juventus nel 2003, oppure alla storica finale del ’99 tra Bayern Monaco e Manchester United. Potremmo stare qui a elencare molte altre sfide al limite dell’incredibile che hanno regalato ai tifosi e agli appassionati di calcio in generale, momenti indimenticabili di vero Calcio.

Purtroppo sembra che in questa stagione, dovremmo rimanere a secco di calcio-spettacolo.
La semifinale tra Chelsea e Atletico ha visto la squadra di Simeone largamente in vantaggio sia in fatto di possesso palla che in fatto di occasioni da rete, con i Blues tutti in difesa aspettando il momento buono per le ripartenze. Se questo non stupisce più di tanto ( sia Mourinho che il Chelsea sono degli habituè del “catenaccio”, il primo ci ha vinto una Champions con l’Inter, mentre i Blues l’hanno vinta allo stesso modo con Di Matteo), siamo rimasti molto delusi dall’altra semifinale.
Ieri sera eravamo tutti in fibrillazione per quella che doveva essere la “Finale anticipata” tra le due squadre più forti della competizione. Invece ci siamo ritrovati a guardare un Bayern con oltre il 70% di possesso palla che fatica a trovare spazi, e un Real Madrid chiuso in difesa e pronto a colpire alla prima occasione utile, ovviamente in contropiede. Queste due sfide di andata promettevano fuoco e fiamme, e invece abbiamo visto appena un gol e davvero poche occasioni, con squadre chiuse a riccio e avversarie che non trovano spazio. Eppure solo 2 anni fa, la stessa semifinale Bayern Monaco – Real Madrid aveva regalato una sfida emozionante e ricca di colpi di scena, con numerose occasioni e alcuni gol, con la partita che si è dovuta decidere con la lotteria dei rigori.
Quello che stupisce di più è il fatto che proprio le merengues, talmente ossessionati dal bel gioco da metterlo addirittura davanti ai risultati ottenuti, abbiano deciso di giocare in questo modo una semifinale che, constatando il valore dei giocatori in campo, potevano benissimo giocarsi a viso aperto.
Il discorso comunque non è limitato solo alle semifinali: lo stesso Atletico Madrid ha giocato con Catenaccio e Contropiede per avere la meglio sul Barcellona ai quarti di finale.

Nonostante questi colossi del calcio europeo continuino ogni anno a rinforzarsi spendendo cifre da capogiro e comprando campioni su campioni, costruendo delle corazzate quasi imbattibili, la spettacolarità delle sfide va scemando, come se il valore tecnico delle rose fosse inversamente proporzionale alla spettacolarità delle partite.
Ovviamente sappiamo, da buoni tifosi quali siamo, che vincere conta di più del bel gioco, però rimaniamo comunque perplessi nel constatare che nonostante il livello elevatissimo delle squadre, si continui a giocare chiudendosi in difesa aspettando l’avversario, come in una sfida di campionato tra la capolista e l’ultima in classifica. Questa mentalità da “provinciale” potrà portare anche a vincere trofei, ma siamo dell’idea che certe squadre, soprattutto dopo aver visto quanto spendono in fase di calciomercato, non possano permettersi di giocare in questo modo.
E la cosa ci fa rabbia, si, molta, perchè le nostre squadre (italiane ndr) non potranno ancora per alcuni anni arrivare a quei livelli. Una tattica simile ce la aspettiamo dai nostri club, ancora troppo poco forti economicamente per competere con i mostri europei del calibro di Real e Bayern, ma non da squadre che fanno la voce grossa sul mercato e nei loro campionati (ormai diventati noiosi, tanto è il dislivello tra i cub di testa e gli altri), mentre in Europa diventano difensivisti all’occorrenza. Rammento un certo Milan – Manchester United del 2006, dove le squadre giocavano a viso aperto, e se una squadra era più forte dell’altra lo vedevi sul campo e sul tabellino.
Dov’è finito il calcio spettacolo?

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Ancelotti

 

 

La panchina del Real Madrid è il sogno di ogni allenatore: stiamo parlando del club più famoso nel mondo, che ha vinto il maggior numero di Champions League/Coppe dei Campioni, che ha ogni anno un budget pressoché illimitato per il mercato. Tutto questo però ha una conseguenza, o meglio, una condanna: la condanna a vincere. Già perché dopo aver speso 100 milioni di euro ogni estate, una stagione senza titoli non è ammissibile.

Come se non bastasse, ogni allenatore del Real dal 2002 in poi ha un altra spada di Damocle: la décima. Da 12 anni infatti ogni tifoso del Real, dal presidente al bambino, aspetta la decima Champions League, che consacrerebbe ancor di più le merengues come il Club migliore di tutti i tempi. Molti allenatori hanno fallito, pur potendo contare sempre su rose attrezzate per vincere il trofeo: dopo Del Bosque nessuno è più riuscito a portare nella Madrid che conta la coppa dalle grandi orecchie, neanche specialisti della Champions come Fabio Capello o Josè Mourinho. Proprio il portoghese, che ha chiuso l’ultima annata alla Casablanca senza titoli all’attivo, è stato spesso contestato da giocatori e tifosi per aver posto se stesso davanti al Madrid, per essersi ritenuto superiore a un “simbolo mitologico” come questo club. Mourinho è stato sostituito dal sogno proibito di Florentino Perez, che lo voleva a Madrid già nel 2009: Carlo Ancelotti.

Carletto si presenta a Madrid con un palmarés invidiabile: con il Milan ha vinto tutto, fra  cui 2 Champions League, al Chelsea e al PSG ha conquistato il titolo nazionale. Ancelotti ha due missioni: la prima è vincere, la seconda è convincere. Già, perché il pubblico dal palato fine del Bernabeu non poteva più sopportare il Real catenacciaro di stampo mourinhano, voleva tornare a divertirsi. Le aspettative sono tante, e diventano ancora maggiori quando il Real sborsa 100 milioni di euro -sì, avete capito bene- per strappare al Tottenham Gareth Bale, ala gallese appena nominato miglior giocatore della Premier League. Oltre a Bale vengono acquistati anche il trequartista Isco dal Malaga, il mediano Ilarramendi dai baschi della Real Sociedad, il terzino Carjaval -canterano del Real- dal Bayern Leverkusen. A questo punto c’è abbondanza in attacco, e quindi arriva il momento delle cessioni: Callejon e Higuain vanno a Napoli, e nell’ultimo giorno di mercato, Ancelotti deve scegliere chi confermare tra Mesut Ozil e Angel Di Maria. Tifosi e dirigenza spingono per la cessione dell’ala argentina, ma Carletto non ritiene invece che Ozil rientri nei suoi schemi, e quindi il trequartista tedesco fa le valige migrando all’Arsenal per 45 milioni di euro. Il progetto tattico di Ancelotti prevedeva un 4-2-3-1 sulla falsa riga di quello di Mourinho, con Benzema unica punta supportato da Cristiano Ronaldo, Isco, e uno fra Bale e Di Maria.

L’inizio del Real in campionato non è tuttavia esaltante, e dopo 10 giornate il Real ha perso il derby al Bernabeu con l’Atletico, e il clasico al Camp Nou con il Barca, trovandosi a 6 lunghezze dai catalani primi in classifica. Ancelotti viene già dato messo sulla graticola, accusato di non avere dato un gioco alla squadra e di non avere valorizzato Bale, l’uomo da 100 milioni. Ma proprio dopo il clasico inizia la stagione del Madrid: Ancelotti ha a disposizione per la prima volta Xabi Alonso, tornato da un infortunio, e sapientemente riconosce di aver sbagliato ,cambiando modulo: 4-3-3, con Modric, Alonso e Di Maria a centrocampo, reinventando l’argentino mezzala, e in avanti Benzema affiancato da Bale e CR7. Il real inizia una striscia che lo porta a 30 risultati utili consecutivi fra tutte le competizioni, mostrando un bel gioco che a Madrid mancava da 4 anni: arriva in finale di Copa del Rey superando l’Atletico in semifinale con un risultato aggregato di 5-0; supera il girone di Champions con 16 punti ed elimina lo Schalke 04 agli ottavi segnando 11 gol in due partite, e si presenta al Clasico di ritorno, al Bernabeu, con 4 punti di vantaggio sul Barcellona e 3 sull’Atletico. Una vittoria avrebbe chiuso la Liga, invece il Real, avanti 3-2 al 60′, perde 3-4 grazie a due rigori di Leo Messi, e 3 giorni dopo perde ancora a Siviglia, scivolando a -3 dall’Atletico capolista e a -1 dal Barcellona.

Tornano le critiche, e cosa più importante, torna la Champions: il Real affronta i vicecampioni d’Europa del Borussia Dortmund. L’andata si conclude con un facile 3-0 al Bernabeu, ma il ritorno, dopo un rigore fallito da Di Maria, rischia di essere una tragedia: il 2-0 in favore del Dortmund qualifica le merengues, non senza affanni. Si arriva così al 16 Aprile, a giocarsi il primo trofeo stagionale: la finale di Copa del Rey a Valencia, senza Cristiano Ronaldo, infortunato. Ancelotti stupisce tutti: 4-4-2 con un centrocampo senza interditori (Modric e Alonso) e sulle fasce Isco e Di Maria, con Bale adattato a giocare da seconda al fianco di Benzema. Il real segna subito grazie a El Fideo Di Maria, gioca molto accorto con un grande sacrificio in fase di copertura da parte dei due esterni di centrocampo, non proprio due giocatori portati a difendere, ma sbaglia troppe volte contropiedi facili per uccidere il match. E così nel secondo tempo subisce il pareggio del Barcellona, e i fantasmi dei due Clasicos persi in stagioni iniziano a vedersi, fino al minuto 84′. Qui inizia lo show di Bale, che riceve palla a centrocampo da Isco, butta in avanti il pallone e viene spinto fuori dal campo da Bartra, ma non cade, anzi rientra recuperando metro su metro al giocatore del Barcellona, si riprende la palla, entra in area e fredda Pinto.

È il gol che vale 100 milioni, che vale sopratutto il primo trofeo stagionale per il Real Madrid sotto la gestione Ancelotti, portato in trionfo dalla squadra. È il giusto premio per un allenatore che a volte viene preso per fesso perché è sempre composto, perché non fa scenate, ma che di calcio ne capisce, eccome se ne capisce. Ha saputo ridare gioco a una squadra che lo aveva perso, ha fatto le scelte giuste sul mercato (Di Maria è stato il migliore in campo nella finale, mentre Ozil dopo 2 mesi buoni si è perso fra infortuni e prestazioni opache a Londra) e nello spogliatoio (l’alternanza Casillas-Champions e Lopez-Liga per ora ha dato i suoi frutti, con splendide prestazioni da parte di entrambi), ha saputo cambiare modulo in funzione dell’avversario, rivisitando il suo credo tattico. Ora il Madrid è a -6 dall’Atletico (ma ha una partita in meno) nella Liga, ma sopratutto ha una semifinale di Champions contro un’altra corazzata, il Bayern Monaco di Pep Guardiola. Il triplete sembra impossibile, ma se dovesse arrivare un’accoppiata Champions-Copa del Rey (come Carletto fece al Milan nel 2002/03), siamo sicuri che ai tifosi madridisti importerebbe poco per la Liga.

fioreSi è conclusa Ieri la 29esima giornata di Serie A, e alcuni scontri hanno dato risposte interessanti, soprattutto ora che ci stiamo avviando alla fine del campionato.
I due anticipi hanno confermato i rapporti di forza tra le contendenti: Il Torino di Ventura ha sconfitta con un secco 3-1 il Livorno, lasciandolo a rischio retrocessione, grazie alla tripletta di Immobile. Ora il bomber granata è il capocannoniere del campionato.
Nell’altro anticipo è la Roma di Garcia a vincere senza troppi sforzi sul Chievo Verona di Corini. Due gol praticamente regalati dalla difesa Clivense e pratica archiviata: 0-2.

La Sampdoria ottiene una roboante vittoria ai danni dell’Hellas Verona di Mandorlini, termina 5-0 a Marassi. Un risultato che fa impazzire di gioia i tifosi Doriani e umilia la compagine gialloblù. Mihajlovic aveva chiesto una reazione dopo il pesante K.O.  incassato, ed essa è arrivata.

Il Parma frena la sua corsa verso l’europa contro l’ostico Genoa di Gasperini, che dopo aver fatto sudare la Juventus, ferma anche la squadra di Donadoni. I Ducali non perdono comunque da 17 partite e la loro scalata verso l’Europa League sembra solo rinviata di poco. Finisce 1-1.

Il Bologna ottiene 3 punti pesantissimi in chiave salvezza contro il Cagliari. I felsinei grazie ad un rigore trasformato da Lazaros Christodoulopulos, battono i sardi per 1-0 e si portano a distanza di sicurezza dalla zona rovente della classifica.

Brusco stop invece per l’Inter di Mazzarri a San Siro. L’Atalata di Colantuono si conferma un’avversario tosto per chiunque e sconfigge la compagine di Milano con il risultato di 1-2. Decisivo Bonaventura con 2 gol, inutile il pareggio di Icardi. Inter che quindi si allontana dalla Fiorentina nella corsa all’Europa che conta.

Un Sassuolo sprecone perde contro l’Udinese di un’intramontabile Di Natale. Il capitano dei Friulani decide il match con il suo gol, ma il Sassuolo sbaglia un rigore e troppe occasioni sotto porta. I Neroverdi perdono 1-0 e rimangono impantanati in piena zona retrocessione.

Una super-Fiorentina reagisce alla grande all’eliminazione in Europa League battendo i rivali alla corsa al terzo posto: il Napoli. La squadra di Benitez viene sconfitta e avvicinata dai Viola, e la lotta al terzo posto si fa sempre più accesa. Decide un gol di Joaquin nel finale di gara, 0-1.

Il testa-coda andato in scena nel posticipo tra Catania e Juventus è andato secondo pronostico, con i bianconeri che hanno battuto i siciliani per 0-1 grazie al gol di Tevez e puntano ora al record di punti in Serie A. Per il Catania la Serie B sembra ormai inevitabile.

Il Milan di Seedorf impatta contro una Lazio versione Corazzata: la squadra di Reja non crolla e porta a casa un punto, anche se il pareggio non serve a nessuno. Al vantaggio iniziale di Kakà, risponde Gonzalez per i biancocelesti. Termina così 1-1 all’olimpico.

Tevez, Milan-Juve 0-2

 

Il posticipo della 26a giornata di Serie A sorride alla capolista: la Juve si dimostra spietata e punisce oltre modo il miglior Milan della stagione. Primo tempo a chiare tinte rossonere, che sbagliano tre gol con Kakà per due volte e Poli, ma al 43′ Llorente porta in vantaggio gli uomini di Conte. Nella ripresa ancora Poli di test spreca una grande occasione e si infortuna in uno scontro con Caceres, ma poco dopo Tevez raddoppia con un siluro che non lascia scampo ad Abbiati. Juve a +11 sulla Roma, Milan che però inizia  a vedere gli effetti della cura Seedorf.
La Roma non riesce a battere l’Inter in una partita dalle poche emozioni. Giallorossi a corto di idee senza Totti e Pjanic (quest’ultimo non al meglio ed entrato nel secondo tempo), e la squadra di Mazzarri strappa un punto importante su un campo difficile: 0-0 il finale.

Il Napoli si conferma piccolo con le piccole, e resta bloccato sull’1-1 a Livorno. Mertens su rigore porta in vantaggio i partenopei, uno sfortunato autogol di Pepe Reina pareggia i conti.
La Fiorentina disputa una brutta partita e subisce la seconda sconfitta casalinga consecutiva: alla Lazio basta un gol di Cana al 5′.

Il Parma espugna anche Sassuolo e resta in piena corsa per l’Europa League, con il tredicesimo risultato utile consecutivo; basta una rete di Parolo. Si fermano invece Verona (0-0 casalingo con il Bologna) e Torino (pesante sconfitta in casa con la Samp, grazie alle rete di Okaka e Gabbiadini.)

L’Atalanta supera 2-1 il Chievo: Carmona apre le marcature, pareggia Dainelli e alla fine risolve Cigarini; il Cagliari piega l’Udinese con un netto 3-0 firmato Ibarbo, Vecino e Ibrahimi; infine il Genoa batte 2-0 il Catania con le reti di Antonelli e Sturaro.

LA JUVE CHIAMA, LA ROMA RISPONDE. MILAN E INTER OK.

Pubblicato: febbraio 18, 2014 da Lorenzo Castiglia in Offside, Sport
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Balo

Questa giornata di campionato non ha regalato molte sorprese, con le favorite che hanno avuto ragione delle avversarie, come da pronostico.
La Juventus si rialza dal brusco stop contro l’Hellas, battendo i cugini del Chievo con un secco 3-1, in cui i bianconeri si rendono protagonisti di tutte le reti, segnando 3 gol e un autorete.
La Roma risponde subito presente, rimane in scia battendo con un secco 3-0 la sampdoria di Mijhailovic, incapace di resistere sotto i colpi dell’armata giallorossa, trascinata da un fenomenale Destro.
Il Milan ha ragione del Bologna grazie ad un gol straordinario di Mario Balotelli da distanza siderale. Alla vigilia gli era stato chiesto di dimostrare di essere un fenomeno e lui risponde con un gol da cineteca che regala i 3 punti ai rossoneri.
Anche il Napoli  fa 3 punti come le prime due della classe, e sconfigge un Sassuolo troppo debole e ancora in fase di assestamento. Finisce 2-0 con i neroverdi che sprofondano ultimi in classifica.
L’Inter batte la Fiorentina con un 2-1 di misura, in un match deciso dagli argentini Palacio e Icardi, che rendono nullo il momentaneo pari di Cuadrado. Nonostante il gol di Icardi sia in posizione di offside, questi sono 3 punti d’oro per l’inter che può ancora rincorrere l’Europa.
La Sfida diretta tra le due outsider del campionato a caccia d’Europa, la sfida tra Torino e Hellas Verona, si conclude con la vittoria dei granata per 3-1 in rimonta, dopo l’iniziale vantaggio scaligero con il solito Toni.
Nella partita tra Parma e Atalanta, prevalgono i Ducali con un secco 4-0 che non ammette repliche. La squadra bergamasca non è stata in grado di contenere il Parma, regalando addirittura un autorete clamorosa con Benalouane.
A Sorpresa la Lazio di Reja perde contro un Catania redivivo, che vince 3-1 e lascia così l’ultima casella della classifica.
La sfida tra Livorno e Cagliari per la zona salvezza ha visto prevalere il Livorno, grazie ai Gol di Paulinho ed Emerson, quest’ultimo autore di un gol fantascientifico da 40 metri, una bomba che si insacca all’incrocio dei pali.
Finisce 2-1, inutile il gol di Nenè per i Sardi.
Mirabolante invece la partita tra Udinese e Genoa, finisce 3-3 con i friulani che sprecano un vataggio di due gol e si fanno raggiungere dai grifoni grazie anche ad una super prestazione da parte di Alberto Gilardino.

Prime posizioni quindi sostanzialmente invariate dopo questa giornata, mentre c’è qualche movimento in coda alla classifica, con il Sassuolo che cade in ultima posizione, mentre Catania e Livorno fanno un balzo in avanti mettendo nei guai il Chievo, il Bologna e anche il Cagliari.