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CRaTER Live radio: il meteo spaziale

Pubblicato: marzo 30, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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crater

Fra gli innumerevoli progetti della Nasa ce n’è uno in qualche modo correlato alla musica e davvero singolare: sopra di noi, attorno all’orbita della Luna, c’è una sonda che è stata dotata di un particolare modulo chiamato CRaTER (Cosmic Ray Telescope for the Effects of Radiation) allo scopo di studiare il possibile impatto delle radiazioni cosmiche sulla salute degli astronauti e su altre forme di vita.

Attraverso i suoi 6 sensori il CRaTER registra l’attività di raggi cosmici e radiazioni solari inviando i dati in tempo reale alla Terra dove vengono costantemente monitorati. A questo punto qualcuno inizierà a chiedersi cosa c’entra tutto questo con la musica? C’entra con il fatto che per rendere i dati fruibili in maniera più diretta l’università del New Hampshire ha lavorato allo sviluppo di un software che li traducesse in un tipo di informazione più semplicemente percettibile scegliendo di convertirli in musica.

Our minds love music, so this offers a pleasurable way to interface with the data, It also provides accessibility for people with visual impairments.

Marty Quinn dell’università del New Hampshire

A questo punto se siete abbastanza curiosi cliccate sul player qui sotto per iniziare ad ascoltare in diretta la CRaTER Live Radio.

Per convertire i dati si è scelto di utilizzare diversi strumenti: piano, kora, marimba, archi, steeldrum, chitarra, strumenti a corde pizzicati e banjo; viene utilizzato sia il modo minore che il modo maggiore; è stato aggiunto anche un beat che suddividendo il tempo regolarmente rende più chiara la percezione musicale.
Se volete approfondire la tecnica di conversione qui sotto potete trovare la spiegazione di Marty Quinn dell’università del New Hampshire, e se ancora non vi bastasse potete leggere tutti i dettagli a questa pagina CRaTER: dettagli della conversione

camera anecoica

Per quanto ci possiamo sforzare di trovare un luogo silenzioso dove starcene in santa pace non esiste spazio “naturale” dove si possa rimanere in silenzio assoluto: se siamo fortunati al massimo possiamo riuscire a trovare un luogo privo di rumori di città ma comunque saremo sempre a contatto con i suoni della natura (per esempio vento, mare…).

Esiste un luogo dove davvero sia possibile rimanere il silenzio, dove non esista nessun rumore e che possa annullare il nostro senso dell’udito? Sì, esiste e si chiama camera anecoica. Costruita dall’uomo è una camera più silenziosa di quanto il nostro orecchio sia in grado di percepire e per questo motivo è un luogo unico. Per dare un’idea del livello di insonorizzazione possiamo dire che il silenzio di casa nostra di notte si aggira attorno a 30 db, il nostro orecchio può percepire fino a 0 db e questa stanza invece è a -10 db.

Costruita utilizzando materiali fonoassorbenti e isolanti della massima efficacia è in grado di eliminare il 99.99 % delle riflessioni al suo interno e permette di  essere schermati completamente dai rumori esterni.

Nel mondo esistono diverse camere anecoiche, alcune anche in Italia, e vengono utilizzate per la ricerca: in ambito industriale vengono utilizzate per rilevare/analizzare precisamente i rumori emessi da varie macchine/apparecchi elettronici, ad esempio la Fiat ne ha un paio presso le sue sedi; in ambito musicale è possibile sfruttarle per registrare dei suoni “puri” cioè non contaminati dalla risposta sonora della camera dove vengono emessi; l’aeronautica li utilizza per sottoporre gli astronauti a particolari test; nell’ambito dello studio del suono vengono addirittura utilizzati per progettare teatri e per seguire test psicoacustici e rilevare come il nostro corpo reagisce all’assenza di stimoli uditivi.

 

In quest’ultimo caso ad esempio è stato concesso a diversi giornalisti di testare la permanenza all’interno di una camera anecoica e quindi la privazione del senso dell’udito: il tempo massimo di resistenza è stato di circa 45 minuti. Le testimonianze parlano gli un’esperienza molto “particolare” perché dopo alcuni minuti si inizia a perdere il senso dell’equilibrio (che come saprete è legato al nostro udito) e dopo ancora diversi minuti dell’acquisizione di una chiara percezione dei rumori del nostro corpo, il battito del nostro cuore, il sangue che viene pompato nelle vene, l’aria che entra ed esce dai nostri polmoni.

Con il passare del tempo l’esperienza diventa talmente forte che alcune persone (non tutte) hanno dovuto interrompere la loro permanenza perché iniziavano a mostrare segni di squilibrio mentale.

cartoni uova
In ambito musicale molto spesso si sente parlare e si può leggere di come si possano utilizzare i cartoni delle uova per insonorizzare un ambiente dove suonare: ad esempio una sala prove fai da te.

Come batterista e possessore di una cabina insonorizzata artigianale posso vivamente sostenere che i cartoni delle uova siano poco più di una leggenda, perché di fatto il risultato che si ottiene con la loro applicazione all’interno di un ambiente non ha niente a che vedere con l’insonorizzazione acustica ma bensì con l’assorbimento acustico.

Spieghiamo in poche parole cosa si intende con i termini fonoisolamento e fonoassorbenza. Il primo termine si riferisce agli interventi adottati allo scopo di limitare la propagazione del suono fra diversi ambienti, quindi se il nostro problema è che i vicini si lamentano perché quando suoniamo facciamo troppo “rumore” dovremo preoccuparci di insonorizzare meglio la nostra stanza (e il 99% delle volte è questo il problema). Il secondo invece si riferisce agli interventi adottati allo scopo di correggere l’acustica dell’ambiente, quindi se all’interno della nostra stanza mentre suoniamo non sentiamo bene o percepiamo echi dovremo preoccuparci dell’assorbimento acustico (e/o magari della correzione acustica).

I cartoni delle uova rientrano nel campo della fonoassorbenza, non del fonoisolamento come spesso si dice erroneamente e quindi possono essere utili solo per migliorare il suono interno di una stanza, applicandoli sulle pareti e sul soffitto. Il beneficio che possono dare consiste nell’ottenimento di un suono un po’ più secco, perché con la loro particolare forma riescono a spezzare l’onda sonora e diminuire la riflessione del suono all’interno della stanza: parte delle onde sonore quando va a sbattere contro una parete liscia viene riflessa all’interno della stanza, i nostri cartoni diminuiscono questo effetto.

Perché di fatto vengono comunque utilizzati? Semplice, perché sono una soluzione davvero molto economica in quanto si riescono a reperire gratuitamente da pasticceri o gelatai oppure si possono acquistare su internet a prezzi davvero contenuti.

A mio parere se si vuole ottenere un assorbimento quantomeno apprezzabile bisogna almeno utilizzare dei pannelli fonoassorbenti piramidali, hanno lo stesso scopo ma funzionano molto meglio, mentre se si vuole davvero insonorizzare una stanza purtroppo bisogna affidarsi a materiali fonoisolanti ben più costosi.

music_raiser__6156

Da poco meno di 2 anni in Italia è nato un sito che offre un servizio davvero interessante soprattutto per gli artisti emergenti: musicraiser.com

Il sito permette di creare delle raccolte fondi per finanziare progetti come album, ep, videoclip, tour o qualsiasi altro progetto da proporre al pubblico. Supponiamo che abbiate una band che suona pezzi inediti con diverse serate all’attivo, un piccolo pubblico che vi segue nelle varie date e siate interessati ad inciderli per poter far conoscere la vostra musica ad un pubblico più ampio: attraverso MusicRaiser e i vostri “sostenitori” potreste finanziare tutto o parte del vostro progetto.

Come funziona? E’ molto semplice: per prima cosa bisogna decidere quale sarà il traguardo economico che si vuole raggiungere e fissare la data entro cui deve essere portato a termine. Supponiamo 1000 euro nel giro di un mese.
A questo punto perché i vostri sostenitori finanzino il progetto dovrete spiegare come utilizzerete i fondi raccolti, pubblicizzare bene la vostra impresa e, cosa molto importante, pensare a diversi prodotti da offrire in cambio del loro sostegno economico. Ad esempio se i fan contribuiscono al progetto con 5€ la band invia per email le tracce digitali dell’album, con 10€ l’album fisico, con 20 € l’album autografato, con 50€ inserisce la persona nei ringraziamenti dell’album, con 100€ la chiama su Skype e suona una canzone in acustico ecc… La vostra fantasia si può sbizzarrire a più non posso perché sarete voi a decidere che cosa offrire ai vostri fan e a quale prezzo.

Anche dal loro punto di vista la cosa è molto interessante perché di solito le band/gli artisti offrono delle vere e proprie “chicche”: ad esempio ho letto che alcune band offrono ingresso nel backstage dopo un concerto oppure un messaggio di auguri di compleanno personalizzato. Insomma è un modo carino di sostenere finanziariamente una band ed un bel modo di ricevere qualcosa di più personale del solo album.

Ultima cosa da dire a tutela dei vostri sostenitori è che l’addebito avviene nel momento in cui acquistano uno dei vostri “prodotti” ma nel caso in cui l’obiettivo non venga raggiunto verranno rimborsati completamente; mentre dal punto di vista degli artisti c’è da sottolineare che MusicRaiser al termine della campagna invierà la somma raccolta meno una “commissione” pari al 10%, i costi di transazione e l’IVA.

Una volta raggiunto l’obiettivo o anche superato la band avrà reperito i mezzi necessari per il proprio progetto e i fan avranno contribuito in maniera attiva guadagnando qualche piccolo contenuto speciale.

Gruppi a cappella: che cosa sono?

Pubblicato: marzo 2, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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Tutti almeno una volta abbiamo ascoltato un “gruppo a cappella” ma forse senza esserne coscienti.

Che cos’è un gruppo a cappella? E’ semplicemente un gruppo vocale che si esibisce senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Tanto per fare un esempio di pubblico dominio i Neri Per Caso!
La definizione “a cappella” nasce dal luogo che ospitava in passato i primi gruppi di questo tipo. Infatti queste formazioni traggono origine dal canto liturgico, non erano collocate nel presbiterio ma in una cappella adiacente.

Entrando un po’ nel merito del funzionamento di questo particolare tipo di formazione cercherò di farvi capire quali sono i suoi meccanismi di base. Innanzitutto ogni elemento ha una specifica funzione all’interno del gruppo dettata dal tipo di voce, avrete sicuramente sentito parlare di tenori, soprani, baritoni ecc.. sono delle definizioni che si riferiscono all’estensione vocale di un cantante e al suo timbro. In caso non sappiate bene a cosa si riferiscono questi termini vi consiglio di leggere l’articolo di settimana scorsa “estensione vocale e tipi di voce”.

A seconda dei brani da eseguire vengono individuate le figure vocali necessarie a coprire l’estensione dell’intero repertorio, per esempio: basso, tenore, contralto e soprano. A questo punto si analizza un brano alla volta e lo si arrangia per i componenti del gruppo (cioè si decide la struttura, gli attacchi, le parti di ogni componente ecc…).

Spiegare praticamente come avviene la stesura dell’arrangiamento diventa un argomento troppo tecnico, in generale per semplificare si può dire che il brano originale viene scomposto nelle sue varie parti e si inizia a pensare a come enfatizzare i tratti più importanti del brano con le voci che si hanno a disposizione. Fondamentale in questo processo e di significativo impatto è l’armonizzazione, esempio che tutti conosciamo a meraviglia http://www.youtube.com/watch?v=vPRonG87eKw

Dal 3° secondo in poi quando sentite più voci insieme sono armonizzate, in pratica significa che ognuna di loro fa una nota che messa insieme alle altre “sta bene”. Detto così è un po’ semplicistico ma diciamo che ci sono delle regole ben precise su cui la musica che conosciamo si basa, ci sono dei rapporti matematici fra le note che vengono eseguite nello stesso momento e questo fa sì che il nostro orecchio le percepisca come apprezzabili. Non mi addentro più di così nella spiegazione dell’armonia perché, tanto per capirci, è una materia talmente vasta che i musicisti la studiano per anni e anni.

Una volta stabilite le parti di ogni voce il gioco è fatto. Ultima cosa da dire è che nei gruppi a cappella oltre all’armonizzazione delle voci può essere presente un beatbox: è un altro cantante che però simula con la propria voce gli strumenti a percussione di un brano o più in generale appunto il beat, il “ritmo”, per esempio questo: http://www.youtube.com/watch?v=nTXtOVaCaOU

Ed ecco alla fine che possiamo ascoltare un gruppo a cappella che negli ultimi tempi sta facendo molto successo. I Pentatonix ci danno un ottimo esempio di come sia possibile arrangiare qualsiasi brano per una formazione di questo tipo: http://www.youtube.com/watch?v=lExW80sXsHs

Se l’argomento vi ha interessato vi consiglio di vedere anche il film Pitch Perfect da cui è tratto il primo video dell’articolo.