Archivio per la categoria ‘Sapevate che…’

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Questo articolo è dedicato ad alcuni software e app molto utili per chi fa musica:

  1. Metronomo “Mobile Metronome”: indispensabile strumento di studio é sempre utile da avere sotto mano. E’ il migliore metronomo che abbia trovato in circolazione perché è molto completo, tra le caratteristiche vi scrivo le più importanti: il tempo è impostabile da 10 a 230 BPM (e contiene anche le indicazioni classiche come “Allegro”, “Vivave” ecc…), è possibile impostare le battute da 2 a 20 quarti per battuta, i quarti possono essere suddivisi in ottavi, terzine, sedicesimi, quintine e sestine, è possible impostare l’accento sul primo quarto di ogni battuta, scegliere tra 4 banchi diversi di suoni e dispone anche della modalità tap per trovare il valore BPM a tappando il tempo sullo schermo. Versione Android free, Android pro.
  2. Gestione spartiti “MobileSheets”: un manager per spartiti davvero molto completo. Permette di organizzare tutti i nostri spartiti in maniera molto efficiente: possiamo ad esempio importare uno spartito pdf, creare annotazioni/sottolineature, linkarlo al suono brano mp3, impostare una velocità sul metronomo integrato per provare il brano senza musica e poi avere a disposizione tutte queste informazioni direttamente dall’app, impostare l’auto scroll in base al tempo del metronomo oppure in base ad un numero di secondi, in più ha il supporto per i pedali bluethoot (schiacciate il pedale e cambiate pagina). Avere una raccolta di brani da suonare organizzata in questa maniera ci semplifica davvero la vita. Da sottolineare che la versione free ci consente di avere solo 8 brani mentre la versione completa non ha limiti.
  3. Gestione brani e spartiti interattivi midi GuitarPro: nella versione desktop è possibile creare/modificare spartiti e riprodurli in formato midi mentre nell’app mobile è solo possibile riprodurli. E’ un software molto diffuso sopratutto grazie alla modalità di riproduzione che è di ottima qualità seppure in formato midi, inoltre contiene davvero molti banchi di suoni realistici adatti ad ogni esigenza. Caratteristica non da poco è la possibilità di avere spartiti contenenti tutti gli strumenti di un brano e poter decidere di metterne uno o più in modalità muta, cambiarne i volumi, o metterli in modalità solo; come al solito contiene anche un metronomo. Gli spartiti in formato guitar pro sono molto diffusi quindi se stiamo cercando dei brani molto conosciuto è possibile trovarli gratuitamente su internet (senza violare nessun copyright perché scritti dagli utenti), a proposito esiste un’interessante portale di spartiti in questo formato ma scritti da professionisti e molto accurati che è si chiama mySongBook.
  4. Backing tracks con spartiti originali Jammitt: software molto interessato che offre la possibilità di sentire e suonare con le vere parti strumentali registrate in studio dei brani presenti nel catalogo e allineati con il loro spartito ufficiale. Sembra fantascienza ma è reale, il catalogo al momento è ancora un po’ limitato ma se troviamo un brano di cui abbiamo bisogno è la piattaforma migliore su cui imparare e provare la nostra esecuzione.
  5. Spartiti e didattica classica Smartmusic: software molto utilizzato in America per l’insegnamento di brani e metodi classici, dispone di un archivio molto vasto ed è molto usato dalle bande e dalle orchestre perché molti brani includono anche le corrispettive registrazioni orchestrali e quindi è possibile provare a casa propria come se ci fosse tutta l’orchestra a nostra disposizione.

Non rimane che cliccare qualche link e approfondire in base alle esigenze! Se qualcuno avesse qualche altra utile applicazione da segnalare basta lasciare un commento qui sotto!

 

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Suonare da sordi: è una realtà!

Pubblicato: maggio 4, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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piano

Spesso capita di rimanere stupiti di fronte a fatti che non ci aspettiamo: a volte purtroppo per poca conoscenza di determinate tematiche, altre volte invece per colpa di pregiudizi che non pensiamo neanche di avere. Questo articolo é frutto di un’esperienza personale di questo tipo.

Qualche settimana fa sono stato ad un concerto tenuto da un pianista con una sordità medio-grave dalla nascita. Non ero a conoscenza di questo dettaglio, solo alla fine del concerto ha rivelato questa sua caratteristica e devo ammettere di essere rimasto di stucco. Inutile dire che non é stato un concerto diverso dagli altri, non c’é stato nessun elemento distintivo. Non so quante persone sappiano che questa sia una realtà diffusa e scrivo questo articolo per parlarvi dell’argomento perché il fatto che ci si possa stupire di questa cosa (e sono il primo a cui é successo) purtroppo delinea in qualche modo una sconfitta.

A fronte di questo episodio sono riuscito ad incontrare il pianista che ha tenuto il concerto perché ero davvero curioso e volevo sottoporgli tutta una serie di domande stupide che però avevo.

Ho scoperto intanto che non é affatto giusto pensare che una persona con problemi di udito non possa ascoltare e fare musica, l’esempio era davanti a me, un pianista professionista con date all’attivo e altre già fissate, inoltre mi ha citato altri esempi di colleghi musicisti di sua conoscenza (a pensarci bene Beethoven ha composto la Nona sinfonia mentre era già sordo e questo é un esempio storico).

A quel punto gli ho chiesto un po’ di informazioni riguardo agli apparecchi acustici per capire come funzionassero e quale tipo di aiuto potessero dare visto che al concerto li usava: di fatto sono dei mini-amplificatori che aiutano ad ampliare la quantità di suoni percepiti dall’orecchio e mi ha spiegato che sono utili soprattutto per percepire gli armonici dello strumento ma non sono fondamentali per poter suonare o ascoltare musica come é facile invece pensare, utilizzando le stesse parole del pianista “in realtà completano l’ascolto” e nel suo caso “sono stati fondamentali per poter suonare con altri“.

La percezione della musica senza protesi é possibile grazie ad una sensibilità che la maggior parte dei normoudenti non possiede: il suono é una vibrazione che si protrae attraverso un corpo, nel caso specifico é l’intero corpo della persona a fare da cassa armonica e a fornire al cervello le informazioni necessarie alla decodifica colmando la carenza dell’orecchio. Inoltre, come spesso si sente dire, in mancanza di un senso gli altri si acuiscono, così suonare uno strumento é possibile grazie alla risposta tattile che si ottiene. Ad esempio schiacciando i tasti del pianoforte si azionano dei martelletti che colpiscono le corde del pianoforte, ogni tasto produce una nota ed ogni nota produce una vibrazione diversa che é quindi possibile distinguere dalle altre.

Con impegno, sensibilità, pazienza e studio é quindi possibile suonare uno strumento musicale, anche a livello professionale, a prescindere dal proprio orecchio. Parlare con questa persona mi ha fatto capire quanto sia facile essere preda di facili preconcetti e facendo tesoro di questa esperienza la condivido con voi perché qualcun altro possa evitare di cadere nello stesso banale pensiero.

Problemi ad addormentarti? La musica aiuta

Pubblicato: aprile 27, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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musica per dormire

L’articolo di oggi è un po’ diverso dai precedenti perché è più un esperimento che vorrei suggerire di provare a tutti quelli che hanno problemi a prendere sonno. L’argomento è: “musica per addormentarsi”.

Ci sono molte persone di tutte le età che hanno difficoltà a prendere sonno, il problema è così diffuso che su internet si possono trovare tantissime guide con esercizi pensati appositamente per aiutarci a raggiungere il tanto ambito obiettivo.

Purtroppo o per fortuna questo è uno dei pochi problemi che non ho, quindi non ho potuto testarne l’efficacia direttamente su di me (solitamente mi addormento in 10 minuti) e questa è una buona scusa per chiedere a voi di provarlo e di dire se funziona, se aiuta o se è solo una leggenda metropolitana.

L’unica cosa fondamentale da tenere il considerazione per riuscire ad addormentarsi è “semplicemente” cercare di rilassarsi e spegnere il cervello. Appoggiare la testa sul cuscino non significa iniziare a fare il resoconto mentale della giornata, pensare a quello che si dovrà fare il giorno dopo o nel futuro, significa solo che la giornata (comunque sia stata) è finita e ora non c’è niente di meglio che raggiungere la pace e prendere sonno. Molto spesso accade che le nostre giornate siano talmente frenetiche da non lasciarci il tempo per fermarci a pensare sulle cose che ci stanno accadendo: se avete problemi di sonno rimandare i pensieri/le preoccupazioni a quando vi sdraiate nel vostro letto può solo peggiorare la situazione.

Una cosa che aiuta molto è cercare di creare un ambiente il più possibile adatto al raggiungimento del nostro relax prima di addormentarsi: un cuscino comodo, una coperta in più o in meno a seconda che siamo più o meno freddolosi, il buio totale o la penombra in base ai nostri gusti. E’ tutto soggettivo ma tutti i dettagli sono importanti.

Visto che l’obiettivo è raggiungere un certo grado di rilassamento per potersi addormentare anche la musica può essere di grande aiuto perché influisce in maniera davvero incredibile sul nostro umore, provare per credere. Ancora una volta il difficile è riuscire a individuare il genere più adatto a noi, il principio rimane quello che debba in qualche modo darci un senso di tranquillità o spensieratezza.

I più comuni generi utilizzati a tale scopo sono:

  1. Musica classica
  2. Cool/smooth jazz
  3. Suoni vocali
  4. Suoni della natura

Per ognuno di questi spulciate un po’ su internet/youtube, io ve ne propongo qualcuno:

Ultima cosa da dire, forse scontata, è chiudere gli occhi e lasciare che sia la musica a determinare i vostri pensieri, lasciate che la musica plasmi delle immagini nella vostra testa, in questo modo vi ritroverete in un altro mondo molto simile ai sogni e da lì ad addormentarvi non dovrebbe passare molto tempo (vi consiglio di ascoltare questi brani direttamente mentre siete a letto).

Provate e lasciate un commento qui sotto o sulla nostra pagina di facebook per dirci se funziona!

Il magico formato mp3

Pubblicato: aprile 13, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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musica

A differenza di un tempo, quando la maggior parte dei brani che si ascoltavano erano in formato wav, ormai la maggior parte della musica che passa nei nostri auricolari è in mp3. Questo cambiamento è giustificato semplicemente dal fatto che un brano in mp3 è molto più “leggero” di un wav, il che si traduce nel vantaggio di potere memorizzare una quantità molto più alta di brani sui nostri dispositivi.

Lo standard mp3 (MPEG Layer-3) di fatto non è nato in ambito musicale. Leonardo Chiariglione, fondatore del gruppo Mpeg (Moving Picture Experts Group, cioè il gruppo di esperti che ha sviluppato questo formato) ha risposto così alla domanda di come fosse nato questo formato: “A fine anni 80 il digitale era un lavoro da pionieri e c’era la necessità di trasmettere musica e video di buona qualità ma con pochi dati, perché la capacità delle linee era bassa. Fu allora che fondai il gruppo Mpeg, per creare formati che rispondessero a queste esigenze. Avevo un’idea precisa: creare uno standard non proprietario, che tutti potessero usare nei loro prodotti, senza guerre tra aziende per imporre i loro formati, come è successo vent’anni fa con Vhs e Betamax. L’Mp3 è frutto di un lavoro di squadra durato anni.”

Il file mp3 non è nato specificamente per la musica ma più in generale per la compressione di audio ed è ormai utilizzato per la trasmissione dei nostri canali tv, nei DVD, nello streaming video ecc…

La domanda che potrebbe sorgere a questo punto è se questo formato “più leggero” in confronto al wav non sia qualitativamente inferiore. Per rispondere bisogna capire qual’è il principio di compressione che sta dietro a questo formato: togliere tutte le informazioni che non sono necessarie. Ogni file ha una dimensione che dipende dalla quantità di “informazioni” che contiene: per esempio un file word di 10 pagine avrà una dimensione molto più piccola di uno di 1000. Se convertendo un file da wav a mp3 otteniamo un notevole decremento della dimensione del file è perché stiamo di fatto perdendo delle informazioni. La grande “intelligenza” di questo formato si può tradurre nella domanda “questa informazione è davvero necessaria?”.

La conversione in mp3 elimina tutti i dati che non sono così fondamentali sfruttando le ricerche condotte dalla psicoacustica: lo studio della percezione del suono. Quello che avviene è la rimozione di dati che orecchio e/o cervello non possono percepire, in particolare l’mp3 si avvale degli studi sul “mascheramento”, cioè il principio per cui un suono rende difficilmente percepibile la presenza di un altro: pensate ad esempio ad un suono più debole e uno più forte che coesistono in un determinato momento, se il più forte copre il più debole e quindi il nostro orecchio non è in grado di percepirli entrambi significa che il suono più debole può essere rimosso dalla registrazione facendo così diminuire la dimensione del file senza che si abbia la percezione di aver perso in qualità. In base allo stesso ragionamento è possibile eliminare altri dati sulla base di studi che dimostrano la necessità di un certo intervallo di tempo fra due suoni perché entrambi siano percettibili.

Pur rimuovendo informazioni e quindi oggettivamente togliendo qualità al nostro file il nostro cervello è in grado di “ricostruire” parte delle informazioni mancanti permettendoci comunemente di usare questo standard senza preoccuparci troppo. Di certo non rappresenta la qualità più elevata per ascoltare musica, se abbiamo un orecchio allenato probabilmente confrontando lo stesso brano in formato wav e mp3 potremo notare qualche differenza, ma di sicuro costituisce un buonissimo compromesso fra qualità e peso del file.

 

Cimatica: il suono plasma la materia

Pubblicato: aprile 6, 2014 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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Prima di leggere questo articolo dovete assolutamente vedere il video qui sopra: un esperimento di Cimatica (Cymatics), cioè lo studio delle figure prodotte dalla vibrazione di un materiale esposto ad una vibrazione sonora.

Inutile dire che io sono rimasto a bocca aperta quando ho visto questo video, e quindi ho voluto/dovuto cercare informazioni per spiegare questa “magia”.

Sostanzialmente per produrre il video è stato usato un software generatore di frequenze collegato ad una membrana che riproduce il suono messa a contatto con la lastra che vedete. Quest’ultima è stata semplicemente cosparsa di una sostanza fine e leggera che potrebbe essere sale o sabbia fine e il fatto che ogni tanto ne venga aggiunta un po’ è solamente perché a certe frequenze un po’ di materiale cade dal piano.

Quello che la Cimatica dimostrerebbe è che il suono plasma la materia: la polvere che forma i disegni si dispone accumulandosi nei punti della superficie dove la vibrazione è nulla formando quindi i disegni che abbiamo visto nel video. All’aumentare della frequenza le figure formate diventano sempre più complicate mentre mantenendo la medesima frequenza possiamo vedere figure diverse in funzione della forma geometrica del piano e del modo in cui è vincolato. La cosa incredibile è che alcuni disegni ricordano addirittura le strutture cellulari degli organismi viventi.

Ad una certa frequenza impressa sulla superficie corrisponde un determinato reticolo e l’esperimento in piccola scala è facilmente replicabile anche in casa (cliccate qui per vedere il video).

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che il titolo di questo articolo sia un po’ esagerato, stiamo parlando solo di vedere della polvere disporsi in maniera geometrica su una superficie, è vero. E’ per questo che gli esperimenti di Cimatica sono stati estesi all’uso di liquidi.

 

 

Se tutto ciò che avete visto vi ha sorpreso o incuriosito sappiate che ci sono teorie che collegano questi effetti alla sfera mistica: al Verbo della Bibbia che si tradurrebbe in un suono, alle geometrie e alle lingue sacre, ai cerchi nel grano, fino al nostro DNA. Se avete 20 minuti e questo tipo di cose vi piace vi consiglio di guardare il video qui sotto e di approfondire l’argomento, io ne sono rimasto affascinato.