COPIA PRIVATA ED EQUO COMPENSO

Pubblicato: novembre 17, 2013 da Alessandro Saitta in Sapevate che...
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copySapevate che in Italia è legalmente consentito effettuare una copia di un’opera protetta da copyright per il solo uso privato? Facendo un esempio pratico significa che non violiamo nessuna legge effettuando una copia di un album musicale di cui siamo già proprietari.

Attenzione: non siamo autorizzati a scaricare musica da internet e metterla su cd, non siamo autorizzati a farci prestare un album da un amico e farcene una copia, solo comprandone uno originale siamo autorizzati a farne un duplicato (che possiamo utilizzare solo noi).

Forse non sembra una cosa così interessante in sé, ma sapevate anche che a fronte di questa “concessione” paghiamo una tassa su ogni supporto che consenta la memorizzazione di dati o la riproduzione di opere protette? Forse qui la cosa diventa interessante!copyrighted

Al momento dell’acquisto di un prodotto come cd vergini, schede di memoria, hard disk, decoder, computer, cellulari ecc una parte del prezzo è determinata da questa tassa. Noi non ce ne accorgiamo perché nessuno ha interesse ad informarci dell’importo effettivo, il prezzo che leggiamo sulle etichette è già comprensivo di quella quota (tanto per non farci allarmare troppo…). Si parte dai pochi centesimi fino ad arrivare alla trentina di euro a seconda della capacità del supporto. E molte persone non ne sospettano neanche l’esistenza.

I proventi finiscono alla SIAE, incaricata della gestione e riscossione dei proventi per i diritti di Autori ed Editori, che ne trattiene una parte per l’attività svolta e provvede a distribuire il resto fra gli aventi diritto.

In pratica diversi anni fa il Governo ha deciso di legalizzare la copia privata introducendo però un piccolo dazio per coprire la presunta riduzione della vendita delle opere: questa tassa viene chiamata “equo compenso” perché serve come indennizzo per i presunti mancati introiti derivanti dai diritti non corrisposti grazie all’introduzione della copia privata.

Non so a voi ma a me sembra strano dover pagare una tassa su ogni dispositivo per consentirmi di fare una copia di un’opera già in mio possesso. Tra l’altro l’importo del compenso avrebbe dovuto essere commisurato alla possibilità che il dispositivo potesse essere usato effettivamente per memorizzare dati coperti da copyright: peccato che anche le aziende quando acquistano questi dispositivi non siano dispensati dal versarlo! Sembra un po’ strano che un’azienda possa davvero utilizzarli in questa maniera.

Un’altra grossa contraddizione è rappresentata dai cd protetti dalla copia: esistono una serie di metodi predisposti per ostacolarne la duplicazione, così facendo si ostacola un nostro diritto. E questa concessione ci costa!

In pratica paghiamo un “equo compenso” per il fatto che forse un giorno potremmo utilizzare il dispositivo che abbiamo acquistato per fare una copia di un’opera protetta da copyright per cui abbiamo già pagato l’intero prezzo comprensivo di diritti e che possiamo utilizzare solo personalmente. Non penso che mi sia mai capitato nella vita! Se ho un album originale non mi prendo la briga di farne una copia privata, uso quello originale.

E’ anche vero che il mio unico caso non può rappresentare una verità, ma secondo voi è utile pagare una tassa per questo tipo di concessione? Vengono riprodotte così tante copie private da poter giustificare un dazio presente su ogni tipo di “supporto vergine fonografico o audiovisivo”?

Liberi di farvi un’opinione in merito!

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